Ponte di Chiaja tra le colline di Pizzofalcone e Mortelle

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Il ponte è l’ingresso alla zona di Via dei Mille, fatto costruire nel 1636 dal vicerè conte di Monterey, don Emanuele Zunica y Fonseca, che lo realizzò a spese degli abitanti tra le due colline di Pizzofalcone e Mortelle.

La costruzione in pietra e  mattoni faceva risparmiare la fatica di andare a piedi, ed i cittadini rimasero soddisfatti e manifestarono la loro gratitudine a re Filippo IV con una targa sistemata sul lato sinistro del ponte. Dieci anni più tardi, nel 1647 il ponte fece da sfondo alla rivolta di Masaniello.  La collina di Pizzafalcone diventò centro militare, più tardi l’arteria fu tutelata dal degrado fino al regno di Carlo III di Borbone.

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Ponte di Chiaja detto di Monterey del 1636

Il decadimento del Ponte di Chiaja fu inarrestabile, agli inizi dell’Ottocento se ne impose il restauro.

Sotto il regno di Ferdinando II si iniziarono i lavori di recupero e vennero eliminate le botteghe che si trovavano sulla rampa, che fu poi sostituita da una scala che oggi collega Chiaja a Monte di Dio.

L’arco fu decorato da Tito Angelini e Gennaro Calì, autori dell’allegoria La fama. Al centro troneggia lo stemma borbonico, sostituito poi dal quello dei Savoia.

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Bassorilievi della Fama

Il ponte di Chiaja riporta rilievi in stucco che dopo il restauro ottocentesco furono resi evidenti, due cavalli sul lato ovest, due aspetti della Fama ad est.

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Bassorilievi cavalli alati in clima aragonese

I purosangue ricordano il periodo aragonese perché qui sorgeva una delle cavallerizza reali più prestigiose della città. La porta di Chiaja fu rifatta più volte, mostrava due statuette apotropaiche, cioè che allontanavano il malocchio dedicate a San Michele l’esterna e a San Gaetano l’interna.

fonte: guide maggio 1988

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