Parco Archeologico di Cuma e Antro della Sibilla

Parco Archeologico di Cuma e Antro della Sibilla

Viaggiare indietro nel tempo visitando Cuma e il leggendario Antro della Sibilla.

Le origini di Cuma

Andiamo alle origini, andiamo a Cuma da dove partirono i primi coloni greci che una volta approdati all’isolotto di Megaride, attuale Castel dell’Ovo fondarono prima Partenope e poi Neapolis.

Cuma fu il primo insediamento su terra ferma dei Greci provenienti da Ischia, Pintecusia. Fu fondata nel 730 a.C., ed ebbe vita lunga e tormentata fino a quando nel 1207 fu distrutta dalle armate napoletane.

I resti della città di Cuma

Poco dopo al sua fondazione si estese prima nel golfo di Pozzuoli e poi in quello di Napoli, verso sud e verso nord fino al basso Lazio.

Da qui si originarono i conflitti con gli Etruschi, vi furono battaglie, che i cumani vinsero, ma da li iniziò il declino della città.

La polis ebbe varie dominazioni. Dopo i greci vi furono Sanniti, Romani, Ostrogoti, Bizantini, Longobardi ed infine Saraceni che ne fecero un covo di pirati. Poi la distruzione.

Il parco archeologico di Cuma (foto@Saverio.G, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons)

Col passare dei secoli la città ebbe varie trasformazioni.

Oggi nel Parco archeologico di Cuma visitabile a pagamento al costo di quattro euro, si possono ammirare i resti dell’antica città e il leggendario antro della Sibilla cumana, pari all’oracolo di DELFI.

L’antro della Sibilla una visita avvolta dal mistero

L’Antro della Sibilla è una galleria artificiale di epoca greco-romana, venuta a giorno dopo gli scavi archeologici dell’antica città di Cuma. Notevole il taglio trapezoidale della galleria scavata nel tufo.

Secondo la tradizione qui c’era la Sibilla Cumana citata nell’Eneide di Publio Virgilio Marone.

Nella parte alta c’è il tempio di Giove, divenuto poi Basilica, con fonte battesimale.

È proprio dalla parte alta del Parco che si potrà godere di stupendi  panorami e si potrà fare una bella passeggiata immersi nella macchia mediterranea.

foto@Saverio.G, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

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