La Santarella in Via Sanfelice, dimora di Eduardo Scarpetta

Eduardo Scarpetta è senza dubbio una pietra miliare del teatro dialettale italiano. Egli fu il precursore di tale genere; nato nel 1853 e morto nel 1925, ebbe una vita molto movimentata. Fu grandissimo attore sia in teatro che nell’allora nascente cinema, recitò in pellicole, purtroppo perse, delle sua più famose commedie, risalenti agli inizi del Novecento, ricordiamo tra queste, Miseria e Nobiltà, Un turco napoletano, O’ Medico dei Pazzi. Tutte commedie reinterpretate dal magico Antonio De Curtis, in arte Totò.  Le altre commedie furono: Tre pecore viziose, Li nepute de lu sinneco.

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La sua commedia più celebre fu La Santarella, con i cui proventi si fece costruire il palazzo in Via Vittorio Colonna, nel quartiere Chiaia.casa natale eduardo de filippo

Qui visse e intrecciò svariate relazioni extra coniugali. Con incroci con la famiglia De Filippo, e non solo. Da qui i tanti eredi. Padre naturale di Eduardo De Filippo.

Agli inizi del Novecento, fece costruire una villa al Vomero, nell’attuale Via Luigia Sanfelice, angolo con Via Palizzi, sulla cui facciata esterna campeggia la scritta “QUI RIDO IO”. In questa villa chiamata Villa Santarella, si ritirò dopo la causa con Gabriele  D’Annunzio intentata dal poeta, per una parodia de La figlia di Iorio, tragedia in tre atti del 1903.

palazzo scarpetta interno

Via Vittorio Colonna-Chiaia-

Il poeta pescarese intentò una causa contro il drammaturgo napoletano, che ne rappresentò la parodia al Teatro Mercadante di Napoli, Il figlio di Iorio. Tanti letterati del tempo si schierarono a sostegno di D’Annunzio, e persino filosofi, Benedetto Croce a favore di Scarpetta.

palazzo scarpetta fregio

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La Villa Santarella è un esempio di stile liberty, corrente architettonica che si è sviluppata agli inizi del XX secolo. La villa somiglia ad un piccolo castello, che si sviluppa su tre piani. Dai balconcini si gode un panorama mozzafiato. L’edificio è circondato da un bellissimo giardino, nell’androne un bassorilievo di stucco riproduce una delle scene principali della rappresentazione.

Le voci relativa alle vicissitudini della vendita dell’abitazione, furono da un lato, la solitudine che la moglie Rosa non riusciva a sostenere o forse la perdita della villa di Scarpetta giocando a carte. Nella villa ci sono stati nel seppur breve periodo di vita vissuta dai coniugi, banchetti lussuosi, come quello per l’onomastico della figlia, Maria, ai quali erano invitati poeti e scrittori. Al termine dei banchetti illuminavano il cielo i fuochi pirotecnici.

 

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