Il Pan di Napoli ospita Joan Mirò

Il Palazzo delle Arti a Napoli ospita le mostre di Mirò e Bansky, si trova in Via dei Mille 60 nel settecentesco Palazzo Roccella.

Sono in mostra al PAN di Napoli 80 opere del pittore, scultore e grafico, Joan Mirò, artista surrealista nato a Barcellona. La mostra sarà visitabile fino al 23 febbraio 2020, il suo titolo è Mirò e il linguaggio dei segni. La prima opera esposta è La Ballerina.

Tra le sue opere in mostra, stelle, donne e uccelli. I colori primari utilizzati da Mirò sono il rosso, giallo, blu e verde. Tra le opere a cui si ispira La fornarina di Raffaello.

L’artista Joan Mirò nasce a Barcellona nel 1893 da padre orologiaio e madre, figlia di un ebanista. Fu spinto allo studio dell’economia, pur non essendo portato. Il piccolo Mirò già da otto anni inizia a disegnare. Dopo una malattia, febbre tifoidea, decide di dedicarsi alla sua passione. Nel 1912 entra nella scuola d’arte di Barcellona, diretta da Galì e si avvicina al fauvismo. Il colore è al centro delle sue opere. La sua arte parte dallo stile dadaista per vivere di uno stile personale, fatto di colori ed emozioni.

Le sue opere sono state anche influenzate dai calligrafi giapponesi che ritroviamo anche nei quadri in mostra al Pan di Napoli.

Le tecniche che possiamo ammirare sono quelle di olio su tela, del collage, delle tele di juta.

Jacques Prevert lo definisce: «Un innocente col sorriso sulle labbra che passeggia nel giardino dei suoi sogni»

Nel 1923 si avvicina fortemente al surrealismo ed entra in contatto con Masson. Joan Mirò vive tra Parigi e la fattoria di Montroig. “Le forme germogliano e mutano, si interscambiano e così creano la realtà di un universo di segni e simboli.

Realizza anche scenografia di Romeo e Giulietta lavorando con Max Ernst.

La sua ricerca artistica non si ferma e realizza opere di collages. Dal 1924 al 1930 trascorre il suo periodo surrealista, pensando che l’arte può raggiungere tutti. Nel 1929 sposa Pilar Juncosa.

Nel 1954 vince il Premio per la grafica alla Biennale di Venezia e nel 1958 il Premio Guggenheim.

Nel 1972 crea la fondazione Joan Mirò a Barcellona e si dedica anche alla scultura e scenografia.

Nel 1973 Mirò realizza le tele bruciate che nel Pan occupano una delle sale dedicate all’artista. Mirò e Royo bruciano le tele, carbonizzano le stesse, gettano vernice sulla struttura. “Un quadro non si finisce mai, non si comincia nemmeno, un quadro è come il vento: qualcosa che cammina sempre senza posa”.

Nella sala è mostrato anche un video che ripercorre le fasi della realizzazione delle Tele bruciate.

“Lo spettacolo del cielo mi sconvolge. Mi sconvolge vedere, in un cielo immenso, la falce della luna o il sole. Nei miei quadri, del resto, vi sono minuscole forme in grandi spazi vuoti. Gli spazi vuoti, gli orizzonti vuoti, le pianure vuote, tutto quello che è spoglio mi ha sempre profondamente impressionato.”

Nell’ultimo periodo della sua vita si dedica alla ceramica e realizza due opere per il Palazzo dell’Unesco, Il muro della Luna e Il muro del sole.

Le ottanta opere in mostra al Pan sono appartenute a Pierre Matisse, figlio di Henry Matisse, che le ha vendute poi al Banco Portugues de Negocios. Poi conservate nel Museo di Serralves.

Joan Mirò muore a novant’anni nel 1983 a Palma de Mallorca.

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