Grotta di Seiano, visitiamo la villa di Pollione a Posillipo

Tra gli itinerari da percorrere a Napoli, suggeriamo una passeggiata lungo la Grotta di Seiano, lunga 770 metri che collega la collina di Posillipo alla Gaiola dove ammiriamo la Baia di Trentaremi. La grotta è scavata nel tufo e risale all’epoca romana.
La Grotta deve il suo nome per ricordare il ministro di Tiberio.
Sono simili a questa grotta, la Crypta Neapolitana, che collega Fuorigrotta a Piedigrotta, il traforo che collega Cuma al Lago d’Averno, tutte realizzate per la viabilità della zona flegrea.

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Lungo il suggestivo percorso della lunga grotta, ci sono tre zone di aerazione, tutte chiuse al pubblico, che avevano lo scopo di creare la ventilazione, per ossigenare la grotta visto che la luce proveniva da fiaccole. Uno di questi canali di aerazione porta ad una vista mozzafiato di Punta Cavallo e Cala Trentaremi.
Si racconta che in uno dei due canali di aerazione Sir Arthur Conan Doyle vi rimase intrappolato.

Al di là della Grotta c’è la Villa di Publio Vedio Pollione, uomo politico dell’epoca di Augusto, nella quale ammiriamo un teatro pubblico, che colpisce molto i visitatori per la tecnica costruttiva greca ed un Odeion privato, piccolo teatro coperto e con capienza minore. Nella parte privata audizioni di poesia retorica e musica.

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Le fila di sedili del teatro sfruttano il pendio naturale della collina e qui si tenevano anche danze. La capienza del teatro è di circa duemila persone.
Prima della fine della grotta, è stato ritrovato un busto di un liberto, uno schiavo liberato, evidentemente diventato molto agiato. Al di là dell’ultimo tratto di grotta, c’è una necropoli poi diventata una cantina.
Oltre l’Odeion ci sono i resti di pavimenti a mosaico in marmo, e rivestimenti delle pareti dipinte con i colori giallo ocra, rosso porpora e nero seppia.

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Un sentiero ricco di vegetazione tipica della macchia mediterranea, si arriva ad una panoramica dove è possibile ammirare alcuni isolotti della Gaiola. La natura del luogo ci fa ammirare le rupi di tufo giallo coperte di artemisia, ginestra, violacciocca, senecio, lentisco ed il mare azzurro con grotte ricche di mistero.

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Alla morte di Pollione, 15 a.C.la sua villa diventò di proprietà dell’impero romano.

 

 

 

La grotta fu scoperta all’epoca del re Ferdinando II di Borbone nel 1840 che ordinò subito di riattivare il collegamento. Successivamente divenne rifugio per gli abitanti del quartiere di Bagnoli. Alcune frane negli anni cinquanta ne ostruirono il passaggio.

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