Castel Nuovo o Maschio Angioino, simbolo di Napoli

Tra i Castelli di Napoli c’è il Maschio Angioino o Castel Nuovo si può ammirare da Piazza Municipio in un gran colpo d’occhio insieme a Palazzo Reale, l’area portuale e sulla collina, Castel Sant’Elmo e la Certosa di San Martino.
Castel Nuovo, il Maschio Angioino è stato voluto alla fine del Duecento da Carlo I d’Angiò e poi ampliato nel quattrocento dagli Aragonesi.

panorama-maschio-angioino È una fortezza con fossato e torri di avvistamento, con cammino di ronda merlato, ed un doppio arco trionfale in marmo commissionato da Alfonso V d’Aragona dopo la conquista della città partenopea. È un gioiello della scultura rinascimentale. È proprio qui che oggi si può visitare il Museo Civico di Castel Nuovo.

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E nei sotterranei tenebrosi le leggende alimentano la presenza di un coccodrillo.

La pianta del Castello è trapezoidale, ha cinque torri cilindriche, quattro in piperno ed una in tufo. Le torri rivolte verso l’ingresso sono le torri “di San Giorgio”, “di Mezzo” e “di Guardia” da sinistra a destra. Le altre sul lato rivolto al mare sono la torre “dell’Oro” e di torre “di Beverello che oggi si può visitare.

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Cappella Palatina o Chiesa di Santa Barbara:
La parete di fondo della Cappella Palatina affaccia sul lato del Porto. La cappella è detta anche Chiesa di Santa Barbara o Chiesa di San Sebastiano. La Cappella Palatina, unica superstite del castello angioino del trecento, fu danneggiata nel terremoto del 1456 e fu restaurata.

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Entrando nel cortile interno del Maschio Angioino possiamo ammirare il suo ingresso costituito da un rosone, realizzato da Matteo Forcymania che sostituì il precedente di epoca Angioina, rifatto in epoca aragonese ed un portale marmoreo rinascimentale con rilievi di Andrea dell’Aquila e di Francesco Laurana. L’interno è a navata unica e venne interamente affrescato, nel ‘300, con le storie del Vecchio e del Nuovo Testamento da Giotto e i suoi allievi di cui restano pochi frammenti. Sulla parete di fondo della sacrestia le due Madonne con il Bambino di F. Laurana (‘400). All’interno un tabernacolo di Jacopo della Pila, realizzato nel 1481.
Al di sotto della Cappella Palatina ci sono la fossa del coccodrillo e la prigione dei Baroni.

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Cappella delle Anime del Purgatorio
Poco più a destra, aperta alla corte quattrocentesca del Castello, troviamo la Cappella Purgatorio, opera tarda di Andrea dell’Aquila che però non è accessibile.
La cappella fu costruita intorno agli anni 1580-1581, in stile barocco, presenta affreschi e dipinti incorniciati tra stucchi e legni dorati. Sull’altare maggiore un dipinto raffigura la Madonna del Carmine con le anime purganti ed i Santi Sebastiano e Gregorio Magno, opera di un allievo della scuola di Girolamo Imparato e Giovann’Angelo D’Amato. Pare che al suo interno sia stato sepolto Giovanni, fratello di Masaniello.

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Sala Dei Baroni:
Dal cortile interno del Maschio Angioino, uno scalone imponente ci conduce alla Sala dei Baroni, ambiente principale del Castello. Questa fu voluta da Roberto d’Angiò che affidò nel 1330 gli affreschi, oggi andati perduti, a Giotto. Secondo testimonianze i dipinti raffiguravano personaggi della mitologia, Sansone, Ercole, Salomone, Paride, Ettore, Achille, Enea, Alessandro e Cesare. Con il dominio aragonese, Alfonso d’Aragona, che ha regnato tra il 1442 e il 1458, affidò a Guillem Sagrera l’ampliamento della sala che si chiamerà “sala dei Baroni”.

 

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Nel 1487 ha vissuto infatti “Congiura dei Baroni” contro Ferrante I d’Aragona. Il sovrano, scoprì le intenzioni dei nobili napoletani e li invitò al castello per una festa. Durante la serata furono arrestati e condannati a morte. La Sala dei Baroni si trova in corrispondenza della torre Beverello. Il soffitto è composto da una volta ottagonale, al centro un luminoso loculo.

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Porta Bronzea:
Il Museo civico è disposto su due piani, in esso sono esposti dipinti e resti, come la porta bronzea che era situata subito dopo l’arco di trionfo che si trova all’ingresso del Maschio Angioino.
La porta bronzea fu realizzata nel XV secolo, intorno al 1475, da Guglielmo Monaco su commissione di Ferrante I. Dopo aver sconfitto Giovanni d’Angiò ed i baroni ribelli egli volle celebrare con la realizzazione della porta. La porta è divisa in sei riquadri dove sono riprodotti gli episodi storici vissuti.
Nel primo in alto a sinistra è raffigurato “l’agguato a Ferrante alla Torricella”, avvenuto il 29 maggio 1460 vicino a Teano; nel secondo, in alto a destra “la difesa di Ferrante alla Torricella”; nel terzo, al centro a sinistra “la presa di Accadia”, del 9 agosto 1462; nel quarto, al centro a destra, è raffigurata “la ritirata degli Angioini da Accadia”; nel quinto riquadro, in basso a sinistra vediamo “la Battaglia di Troia”, Puglia il 9 agosto del 1462; nel sesto e ultimo, in basso a destra “la presa di Troia”.

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Lo squarcio presente nel quinto quadrante è dato dalla palla di cannone incastrata nella porta. Questo squarcio forse avvenne in battaglia quando Carlo VIII caricò la porta sulle sue navi per portarla in Francia come bottino di guerra.Durante la traversata la sua nave fu fermata da alcune navi genovesi che riportarono la porta in Italia e poi alla città di Napoli.

 

 

Come arrivare al Maschio Angioino:

Biglietto unico Campania: da Piazza Garibaldi, linea 1 della metro, autobus R2
Costo del biglietto Museo Civico Castel Nuovo: sei euro

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