In giro per castelli a Napoli

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La città di Napoli in passato era anche denominata la Città dei Sette Castelli, proprio a questi manieri dedichiamo questa passeggiata. I Normanni costruirono Castel Capuano e collocarono fortilizi sull’isola di Megaride e sulla collina di Sant’Erasmo. Queste costruzioni furono fortificate dagli Svevi e con l’arrivo degli Angioini divennero castelli imponenti e degni di rispetto. Castel Nuovo, Maschio Angioino, Castel Sant’Elmo ed il Castello di Nisida, ci sono da aggiungere ancora il Castello del Carmine nella zona est ed infine il Forte di Vigliena.

Castel Sant’Elmo

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Mura esterne Castel Sant’Elmo

Il Castello fu edificato  nel 1329 da Roberto D’Angiò che ne ordinò la realizzazione sulla collina di Sant’Erasmo oggi San Martino, ma prima i Normanni intorno al 1170 nello stesso sito costruirono una torre di avvistamento, affiancata da una Chiesa francescana, poi ampliata dal nome di Belforte.

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Nel 1348 il Castello fu terminato ed iniziò subito lasua lunga vita di assedi, battaglie, cambi di bandiere. Nel 1348 ci fu il primo assedio da parte di Ludovico d’Ungheria nella sua prima invasione alla città di Napoli. Il castello in principio doveva essere alquanto differente dall’ampio ed austero maniero che noi conosciamo.

Giovanna da Durazzo lo vendette per 2.500 ducati a Ciarletto Caracciolo, anche nei primi anni degli Aragona fu sede di sfarzose feste, banchetti, convivi. Il maniero riprese la sua vocazione militare con l’arrivo di Carlo VIII, in seguito Ferrantino D’Aragona ne ordinò il restauro e poi divenne centro di battaglie.

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Con l’arrivo degli spagnoli l’attuale Castel Sant’Elmo fu ricostruito, quasi come oggi. Fu Carlo V re di Spagna il promotore ma fu Pedro de Toledo vicerè di Napoli, a farlo diventare un’opera imponente e ciclopica con una superficie di 60.000 metri quadrati, di cui 2.000 coperti, e 12.000 di fossato.

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Nella piccola chiesa di Sant’Erasmo dal 1542 vi si trova la sepoltura di Pietro de Toledo, parente del vicerè e primo castellano. Nel 1587 il Castello fu messo nuovamente a dura prova, un fulmine ne colpì la polveriera e l’esplosione causò gravi danni che investirono anche la città sottostante da Santa Maria La Nova, fino all’Ospedale degli Incurabili.    

 

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